PINO NERO Fiori, Strobilo, Semi, Rami
INDICE I. Discorso introduttivo alla classe II. La Fustaia III. L'Abete Bianco IV. Il Larice V. La Miraglia
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PINUS NIGRA Fiori, Strobilo, Semi, Rami
INDICE I. Discorso introduttivo alla classe II. La Fustaia III. L'Abete Bianco IV. Il Larice V. La Miraglia
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Da: Romano Gellini, Botanica Forestale, vol I, Firenze, CLUSF 1975, p. 225 -Tav.- |
I. Discorso introduttivo alla classe
Numerose sono le scuole e ancor più numerose, le materie varie che vi s'insegnano. Pochi però tra insegnanti e studenti, hanno il privilegio di poter studiare la natura da vicino, in prima persona come stiamo facendo noi, con le nostre esercitazioni di selvicoltura.
Ricordate sempre che la natura come la vita stessa, non è mai soltanto la teoria e non è mai soltanto la pratica; ma è invero entrambe le cose ben sintetizzate e comprese, cioè tanto ben usate quanto ben vissute.
Pertanto è vero che noi, al contrario di numerosi altri, abbiamo la possibilità di passeggiare per i campi e i boschi, onde riconoscere dal vero, gli alberi già descritti nei testi, secondo la biologia, la botanica, l'ecologia, il clima, l'economia... . Ma è ancor più vero, che tale possibilità riuscirà tanto più efficace (cioè educativa e formativa) quanto più completa sarà la vostra e la nostra sintesi.
E però può uno studente beneficiare o elaborare al meglio le nozioni apprese, anche in prospettiva teorico-pratica, se non esercita professionalmente fin da subito o prima possibile, il suo bagaglio culturale o professionale? E' evidente che pur potendo apprendere molto, non può tuttavia creativizzare al meglio tutto ciò che sa, se non pratica la sua sapienza nel concreto aziendale. E' questo l'aspetto di cui l'intero sistema scolastico dovrebbe invero, farsi maggior carico di riflessione.
Pertanto devo essere sincero con voi, o miei ragazzi: siate coscienti fin da oggi, che la sintesi massima del sapere che acquisite, sebbene sia molto importante che venga fatta anche subito e anche insieme a me, tuttavia essa avrà luogo ancor più domani nell'esercizio professionale e quotidiano. Per ora fate dunque con passione queste verifiche teorico-pratiche e conservate nell'animo la viva consapevolezza che i benefici maggiori, vanno oltre il presente e importante successo scolastico e li avrete (li dovete avere, dovete pretendere di averli) domani nell'esercizio professionale, tanto più intensi quanto già da oggi meglio opererete in selvicoltura e in ogni altra materia a voi proposta.
Ma andiamo avanti. Sapete che l'uomo considera il bosco sostanzialmente in tre modi: 1. un luogo dal valore ambientale, dove è gradito passeggiare, cacciare, cercar frutti, osservare la natura; 2. una risorsa economica da cui ricavare legno per l'industria e spazio per il turismo; 3. un luogo dove secondo la tradizione (monachesimo) è necessario abitare, per meditare e incontrare più facilmente Dio.
Di questi tre modi, noi da esperti forestali, quale consideriamo ordinariamente? Il secondo, mi direte, cioè l'aspetto economico. Pertanto, anche le nozioni di botanica forestale, sono finalizzate a questo aspetto.
II. La Fustaia
BOSCO D'ALTO FUSTO O FUSTAIA DELLA FORESTA CAMALDOLESE |
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Spesso in questo tipo di selve, il sottobosco è quasi inesistente, perché la società dei giganti, con la sua imponenza, controlla l'accesso alla luce di erbe e arbusti e altre specie, anche arboree. |
Da: Maurizio Vivarelli (curatore), Camaldoli, Sacro Eremo e Monastero, Firenze, Octavo 2000, p.6. Collana Luoghi d'Italia, Cultura e Territorio. |
La scolaresca è al cominciare di una bellissima foresta di conifere presso Camaldoli. Tutti guardano quella meraviglia e imponenza che sembra facilmente superare i venti metri d'altezza, e talvolta i due di diametro. Il manto verde e aristocratico delle conifere e più giù quello più morbido dei faggi, riveste uniforme e all'infinito le montagne. E tutti anche se non lo dicono, sentono la presenza benefica di quella grande colonia vegetale.
Che bosco è mai questo? Rispondete secondo la forma di governo.
E' una fustaia (detta anche Bosco d' Alto fusto) perché le conifere si rinnovano per seme, e dunque non ributtano polloni dalla ceppaia, come invece fanno le latifoglie.
Bene. Ma ci sono solo conifere o anche altro?
Solo conifere. Alcuni arbusti tentano permanere; ma le piante alte, hanno il monopolio della luce, e con la loro ombra controllano, per così dire, la vita del sottobosco.
Queste fustaie sono una sorta di dittatrici del bosco. Ci sono quasi solo loro. Al contrario la macchia mediterranea è, mi sembra, più democratica: nonostante le quercie gigantesche e mirabili, numerose altre piante più piccole e di diversa stazza e altezza, ci convivono; e le stesse roverelle e i lecci, anche con dimensioni modeste, ricoprono in essa, ampi spazi in consociazione spontanea.
Si tratta di una tua opinione o impressione. La macchia mediterranea, è vero che ha la sua bellezza, sebbene diversa. Ma io di questo Alto fusto, ammiro ciò che la macchia mediterranea non ha, cioè l'imponenza monumentale; la omogeneità generosa che riempie d'abbondanza le montagne, e lo fa a perdita d'occhio. Si tratta di una vera e propria società vegetale: ci sono i neonati, le paline o giovani piante che si slanciano verso l'alto trascurando d'ingrossare proporzionalmente, onde tentare di raggiungere prima possibile la luce. Ci sono anche a ben guardare e senza previa asportazione umana, qualche vecchio decrepito che cade ad opera del vento e della decomposizione temporale.
III . L'Abete bianco
ABETE BIANCO DESCRIZIONE: La corteccia è liscia e colorata di grigio chiaro, ma diventa più scura negli esemplari più vecchi. I rami verticillati crescono orizzontalmente rispetto al tronco. Una volta raggiunti i 100 anni d'età, l'albero smette di crescere in senso longitudinale e i rami laterali cominciano a crescere verso l'alto avvolgendosi su se stessi e formando un caratteristico nido di cicogne, come si dice normalmente. Gli aghi sono disposti a spirale ma sui rami laterali hanno disposizione distica e sono divisi da una riga centrale (Foto in alto a sinistra); sono lunghi 20-35 mm, larghi fino a 3 mm e hanno forma appiattita. La loro pagina superiore appare lucida e verde scura ed è attraversata da un solco longitudinale, mentre quella inferiore è attraversata da due strisce longitudinali bianchicce (Foto in alto a destra). La parte apicale è arrotondata o leggermente incisa ma mai appuntita, mentre quella basale termina a forma di disco e si unisce al fusto mediante un corto picciolo. Gli aghi cadono ogni 7-11 anni, lasciando scoperti dei rami molto lisci. Le gemme hanno forma ovale, sono di color rosso-bruno e possono essere completamente prive di resina o presentarla solo in quantità minima. Epoca di fiorituta: V-VI. Specie monoica. I fiori maschili sono piccoli, hanno forma da rotonda cilindrica e sono disposti a file lungo la parte inferiore dei getti dell'anno precedente (Foto in basso a sinistra); |
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ABIES ALBA quelli femminili invece dapprima sono violetti, poi verdi sono disposti verticalmente vicino alla cima dell'albero. Anche i rami caratterizzati da carpelli sporgenti, lunghi da 10 a 15 cm e larghi 4 cm, hanno la stessa disposizione verticale (Foto in basso a destra). Dopo la diffusione dei semi le squame che li compongono cadono dai rami, mentre il corpo dei coni resta sull'albero. DIFFUSIONE: si rinviene nella stessa fascia climatica in cui si trovano i boschi di faggi, ovvero in quella atlantica, quindi sulle montagne dell'Europa centrale e meridionale e, in particolare sulle Alpi, nella foresta Nera, negli alti Tatra e in Francia. Poiché rappresenta un'importante specie boschiva, l'abete bianco viene largamente coltivato nell'ambito della sua zona di diffusione naturale. Presenta più o meno 20 forme ornamentali diverse. Vive fino a 300 anni. Insieme all'abete rosso, quello bianco viene utilizzato come albero di Natale praticamente in tutto il mondo; tuttavia, a differenza dell'altra specie, questa non perde i suoi aghi. ... Oggigiorno anche gli abeti si sono notevolmente rarefatti a causa dell'ormai diffusa "moria dei boschi", che ha colpito praticamente tutte le specie di alberi esistenti. Ed è proprio a proposito dell'abete che si è parlato per la prima volta dei danni causati ai boschi dall'attività dell'uomo. |
Da: Alberi e arbusti d'Italia e d'Europa, Roma Gremese 1990, p.21 |
E sapresti dirmi che tipo di conifera è questa qui, della fustaia che abbiamo di fronte ?
E' un abete bianco : abies alba, la conifera più grande d'Europa insieme all'abete rosso, può raggiungere anche i 50-60 metri d'altezza. Cresce longitudinalmente fino a cento anni... .
Giusto. Ma come si dimostra che è proprio l'abies alba?
L'altitudine e il fitoclima è tipico di questa specie. Ma più del portamento generale, basta rovesciare i pettini di un ramo o di una ciocca, e si notano due striature bianche per ogni ago (Foto sopra, in alto a destra). Cosa che non hanno gli altri abeti, e nemmeno il più adatto e frequente in questa zona, a quota più bassa, cioè l'abete rosso.
L'abete bianco è dunque indigeno di questi luoghi?
Si, grazie al lavoro dei monaci di San Romualdo (camaldolesi) che dall'XI° secolo in poi, si occuparono della conservazione e del rimboschimento di queste montagne. Poi nel 1866, con la legge della espropriazione dei beni ecclesiastici, lo Stato Italiano post-unitario incorporò nella Azienda demaniale, anche le foreste camaldolesi, e parte delle casentinesi.
III . Il Larice
LARICE |
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LARIX DECIDUA |
Da: Romano Gellini, Botanica Forestale, vol I, Firenze, CLUSF 1975, p. 217 -Tav.- |
Bravi. Ma ora spostiamoci a destra, oltre il promontorio e più in basso.Qui cambia specie, cambiando altitudine. Che albero è dunque questo?
E' ancora una conifera.
Lo è. Ma come si chiama?
Sostituisce gli aghi con dei mazzetti, pertanto è come minimo un parente del Pino.
E' il Larice, larix decidua, distinto però dal genere pinus. Ma chi mi sa dire la caratteristica principale del larice?
E' una conifera, ma ha foglia caduca o decidua. E' l'unica conifera con questa caratteristica. Ciò detto, riveste una importanza economica?
Può superare il metro e mezzo di diametro e i quaranta metri d'altezza. I larici, vista la loro mole e diffusione, ci dispensano dunque, una considerevole produzione di legname.
IV . La Miraglia
CASTAGNO DETTO MIRAGLIA presso il vivaio di Metaleto a Camaldoli (Arezzo) |
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CASTANEA SATIVA |
Da: Maurizio Vivarelli (curatore), Camaldoli, Sacro Eremo e Monastero, Firenze, Octavo 2000 . Collana Luoghi d'Italia, Cultura e Territorio. |
Scendiamo dunque, avvicinandosi mezzogiorno. Sostiamo qui nei pressi del Vivaio di Metaleto, dove nel 1904 venne anche la Regina d'Italia.
Vedo dei castagni, e uno è gigantesco: ancora vivente.
La chiamano Miraglia: avrà più di 500 anni e la sua circonferenza supera gli otto metri.
Ecco qua, ragazzi, un fenomeno della natura. Un caso di gigantismo benefico, conservato nei secoli per creare la nostra ammirazione e ottenere pertanto che questa, si traduca se possibile, in rispetto verso la natura.
Non è però l'unico caso, la Miraglia.
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FINE